“Donna e società: il dibattito da Engels a Reich”
Incontro del 27 novembre 1981 presso l’Unione Culturale
Introduzione di Francesca Cioni Libertini
Relatori: Luciano Gruppi e Mario Mieli
A cura e trascrizione di Leonardo De Flaviis
Introduzione di Francesca Cioni Libertini
Relatori: Luciano Gruppi e Mario Mieli
A cura e trascrizione di Leonardo De Flaviis
L’Unione Culturale di Torino propone nell’autunno del 1981 (27 novembre-11 dicembre) un dibattito articolato in tre incontri dal titolo “Rivoluzione e Liberazione sessuale nella società contemporanea”. Si presenta qui una trascrizione fedele del primo di questi incontri dedicato a “Donne e società: il dibattito da Engels a Reich” che vede Mario Mieli relatore assieme al dirigente del PCI Luciano Gruppi.
Prima delle relazioni Mieli chiede di poter dare lettura dell’Appello per la pace, di cui è ideatore insieme a Maria Bosio e Umberto Pasti, firmato il 16 novembre dello stesso anno e sottoscritto da un grande numero di personalità del mondo intellettuale e artistico1.
Apre le relazioni Luciano Gruppi, dirigente del PCI e direttore dell’Istituto Palmiro Togliatti. La prima parte dell’intervento di Gruppi mira a evidenziare come sin dagli albori, addirittura dai prodromi, del pensiero comunista, la questione femminile – emancipazione e liberazione – non sia considerata un aspetto “sussidiario” ma “intrinseco”, sebbene poi non pienamente sviluppato o portato a compimento nella prassi. Si cita la dovizia d’analisi di Charles Fourier, già negli anni Trenta del XIX secolo, nel descrivere la “condizione della donna” nel tempo in cui viveva. Vengono poi ricordati i primissimi scritti di Marx, La questione ebraica del 1843 e I manoscritti economico-filosofici del 1844, dove la subalternità e la reificazione della “donna” vengono intrinsecamente associate a una “degradazione dell’uomo”. Il grado di umanizzazione e di naturalizzazione dell’uomo – il grado di conquista della sua natura – si misura dal rapporto esistente tra uomo e donna: dove vi è liberazione della “donna” vi è conquista della natura umana: pertanto, la subalternità femminile scompare quando il rapporto tra i sessi diventa pienamente naturale.
Il discorso si porta poi sul più centrale testo di Engels del 1884 “L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato”, in cui si individua quello che Gruppi chiama un “plesso”: si ritrova un nesso intrinseco tra la nascita della proprietà privata, l’oppressione delle donne e la nascita dello Stato. L’istituzione della proprietà privata è per l’autore è un gesto qualitativamente omologo a quello che pone la subalternità delle donne e la nascita delle classi. Si pone l’accento sulla presenza in Engels di una consapevolezza, seppur lasciata poi in embrione, della specificità della questione femminile: “nella famiglia la donna è il proletario e l’uomo è il borghese”; questa condizione pone in essere quella che viene chiamata la guerra dei sessi. Tuttavia, la questione non può essere risolta con la vittoria di uno dei due fronti ma tramite un’emancipazione generale della società in quanto la questione femminile è una questione di classe.
La figura “estrema” con cui si chiude la relazione è quella di Wilhelm Reich, il pensatore che emblematicamente rappresenta il tentativo di coniugazione di freudismo e marxismo. Il fuoco dell’analisi è posto sull’apparente inconciliabilità delle due posizioni, con il freudismo che oppone metastoricamente e ineluttabilmente istinto e ragione -leggasi civiltà- e l’ambizione marxiana della conquista dell’armonia tra le due istanze. Il prodotto di questo sforzo è la storicizzazione delle categorie freudiane che porta Reich alla formulazione inedita della rivoluzione sessuale come via maestra per giungere alla rivoluzione economico-sociale.
La relazione di Mieli prende corpo e cifra come riflessione intorno al tipo di contributo che un omosessuale maschio possa apportare a un dibattito che parli di donne e società nel periodo compreso tra Engels e Reich. Quella che viene subito messa in luce è la comparsa nella seconda metà del XIX secolo, parallela e contemporanea alla questione femminile, della questione uranista: la prima apparizione sulla scena sociale ottocentesca della figura dell’omosessuale. Le due questioni appaiono subito come intrinsecamente legate e non solo giustapposte. Questo fatto genera dunque per Mieli un paradosso e una contraddizione nei pensatori del “regno della libertà”. Difatti Engels, che sembra riconoscere nel movimento femminista una “promesse de bonheur”, rimane impigliato negli apriori storici del suo tempo quando giudica apertamente con disprezzo il costume della pederastia nella Grecia antica. Per Mieli è monco un pensiero che non riesce a portare a logica consequenzialità le proprie premesse: il regno della libertà non si raggiunge senza liberazione sessuale e perpetuando la censura antiomosessuale.
Fa da contraltare alla chiusura di Engels l’apertura riscontrata in Germania a cavallo tra il XIX e il XX secolo: l’azione di Magnus Hirschfeld che fonda il Comitato Scientifico Umanitario e la Lega per la riforma sessuale e l’eco riportata sulla politica tedesca di inizio secolo. L’attenzione viene puntata, di nuovo, sul legame intrinseco che già da subito gli omosessuali del movimento in questione trovavano tra il loro di movimento e quello per l’emancipazione delle donne.
In ultimo Mieli giunge a Freud e a Reich. Merito della psicanalisi è comprendere che a sorreggere una data struttura sociale vi è sempre un consenso libidico collettivo. Tuttavia, la possibilità che detto consenso possa essere ritirato in caso di una struttura non più funzionante non era concepibile nella visione astorica e ipostatizzata di Freud. Nella sintesi freudomarxista portata in discussione da Mieli il consenso libidico ha da essere ritirato dall’attuale modo di produzione in quanto esso non è più funzionante e l’energia libidica che vi è riversata finisce per essere impiegata per il perseguimento di fini nocivi e mortiferi. Quello di Reich, fondatore della sintesi freudomarxista, è salutato da Mieli come “pensiero validissimo” pur tuttavia, come Engels, egli rimanga vincolato dal già pensato e limiti in maniera “ridicola” la rivoluzione sessuale alla genitalità eterosessuale.
Segue alle due relazioni un vivace quanto puntiforme dibattito. Emergono nelle risposte di Mieli due aspetti sui quali si vuole qui porre l’attenzione. Alla richiesta di esprimere un parere sui progetti di legge inerenti all’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, Mieli mostra un’attenzione pedagogica che non si riscontra altrove nei suoi scritti. La funzione che dovrebbe spettare a una tale educazione dovrebbe essere quella di rimuovere il senso di colpa di cui la vita sessuale è intrisa e quello di far saltare la cerniera culturale che lega il sesso alla violenza e al razzismo. Una proposta, dunque, di eliminazione radicale del problema, guidata dalla ricerca di armonia nelle cose dell’Eros.
Il secondo aspetto riguarda la questione sadomasochista, già oggetto d’indagine e riflessione in quegli stessi anni. Mieli si premura di portare “la legge dell’armonia” fin dentro il sadomasochismo: dal momento che esistono tratti aggressivi e violenti nel comportamento umano, una via più armonica potrebbe essere quella di vivere tali predisposizioni nella vita sessuale piuttosto che farne una “conversione patologica”, dirottandole in fatti di ben più grande portata collettiva come possono essere le guerre. Si propone anche qui una soluzione del problema della violenza che si vuole radicale tenendo conto dell’ineluttabilità della stessa.
Leonardo De Flaviis
Da principio mi sono domandato per quale motivo fosse stato chiesto a due uomini di intervenire su “Donne e società: il dibattito da Engels a Reich” e sono giunto intuitivamente alla conclusione che uno storico potesse autorevolmente trattare questo tema, infatti si è visto; io non sono né una donna né uno storico, allora mi sono domandato per quale motivo mi avessero chiamato, allora ho pensato che la cosa più ovvia fosse perché si sa che da anni lotto nell’ambito di un movimento di liberazione sessuale e quindi, essendo il titolo generale di queste conferenze “Rivoluzione e liberazione sessuale nella società contemporanea”, probabilmente sono stato invitato perché il mio punto di vista poteva interessare. Infatti, come è stato detto poco fa, e come mi è stato chiarito nella cena precedente questo incontro, è vero: c’è anche interesse da parte dell’Unione Culturale ad un contributo al dibattito di un punto di vista che non sia strettamente femminista ma che sia per esempio quello di un uomo omosessuale come sono io.
Però, immediatamente ho pensato che invitarmi a parlare sull’argomento fosse involontariamente provocatorio da parte dell’Unione Culturale e mi spiego subito per quale motivo, per due motivi in realtà. Il primo motivo è questo: sia Engels e Reich, che costituiscono la a e la zeta del dibattito che stasera rievochiamo, hanno espresso parere, permettetemi di dirlo, grettamente contrario all’omosessualità e quindi chiamare me a parlare anche di loro significava aspettarsi che li avrei trattati come si meritano. Secondo punto è questo: nell’arco di tempo che va dalla nascita di Engels alla morte di Reich non soltanto si è discussa la questione femminile, è sorto il movimento femminista e le donne hanno lottato contro la discriminazione sessuale, ma è anche vero che si è discusso della condizione del cosiddetto uranista, così si chiamava allora l’omosessuale; pigliando il termine da quella differenziazione che era stata fatta da Platone nel Simposio tra Venere Pandemia, la quale presiede all’amore eterosessuale ed è la più giovane delle due Veneri esistenti, e Venere Urania senza madre e figlia di Urano che invece presiede all’amore omosessuale. Quindi, nel periodo che corre tra la nascita di Engels e la morte di Reich, sono nati anche dei movimenti di uranisti e questo fatto è un fatto sottovalutato dagli storici ma non certo sottovalutato da coloro che in prima persona si muovono nell’ambito di movimenti di liberazione sessuale. Per la prima volta nella storia sono nati dei movimenti omosessuali i quali hanno sì lottato contro la discriminazione sessuale al pari delle donne, ma hanno lottato anche contro una persecuzione durissima e su questo punto ritornerò tra poco.
Ora partiamo da Engels; mi pare che quello che ha detto Gruppi su Engels è senz’altro esauriente però c’è una cosa che vorrei far notare: che la teoria del comunismo primitivo matriarcale, che è da Engels ripresa da Morgan e da Bachofen, è stata in seguito confutata, perché oggi è stata confutata la validità di teorie che derivano dall’evoluzionismo biologico e che facevano corrispondere le istituzioni delle popolazioni più semplici attualmente esistenti a quello che sarebbe stato il passato primitivo dell’umanità; cioè non è vero che, ovunque e dappertutto, in passato ci siano state delle società di tipo comunistico matriarcale. L’ipotesi di Engels è valida soltanto in alcuni luoghi e nella sua generalizzazione può essere considerata una sorta di fantastoria, non so se sbaglio ma penso che sia così. Però che cos’è la cosa molto importante ed è questo: che Engels non solo seguiva con passione gli avvenimenti del movimento femminista, che si sviluppava fortissimo soprattutto in Inghilterra dove lui ebbe a vivere a lungo, ma vedeva nel movimento femminista una sorta di promesse de bonheur, di promessa di felicità, perché gli sembrava che insieme al movimento operaio il movimento femminista fosse preludio di una società che fosse davvero regno della libertà come Marx e lui chiamavano il comunismo: cioè una società in cui né le donne né gli uomini avrebbero conosciuto alcuna forma di discriminazione sessuale; una società in cui donne e uomini sarebbero stati pari.
Era questa una sorta di magna sintesi storica in cui si risolveva l’antitesi che tutta la lunga storia del patriarcato aveva costituito rispetto a quella primitiva società originaria in cui non esisteva una forma di assoggettamento delle donne da parte degli uomini. Quindi io penso che fosse estremamente importante quello che Engels riconosceva nella lotta delle donne, indipendentemente dal fatto che le scoperte etnologiche e antropologiche più recenti abbiano tolto parte della fondatezza della teoria del comunismo primitivo e matriarcale. Il riconoscimento che ove la donna si muove come si muoveva in Europa finalmente nell’Ottocento significava che qualcosa di nuovo, di molto importante stava avvenendo, non secondario rispetto alla lotta di classe ma unito alla lotta di classe e che entrambe le cose sarebbero sfociate in una nuova società libera. Stupisce notare come nell’opera di Engels L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato, che è appunto l’opera in cui si parla del comunismo primitivo matriarcale così approfonditamente, ci sia una frase decisamente contraria all’omosessualità. Adesso se la riesco a beccare vi dico qual è questa frase. Parlando degli uomini dell’antica Grecia Engels dice che: “Sprofondarono nella ripugnante pederastia e avvilirono i loro dei e sé stessi col mito di Ganimede”. Non mi risulta che Engels faccia menzione dell’omosessualità in alcuna altra frase nei suoi scritti, né mi risulta che Marx e Lenin nominarono mai l’omosessualità nei loro scritti. La frase di Engels è molto offensiva per i gay e, per usare un termine un po’ brutale, è anche una stupidaggine; infatti, è evidente che, se la Grecia fiorì così splendida è anche perché era omosessuale ed era omosessuale alla luce del sole. Per esempio, i grandi eroi greci come Armodio e Aristogitone erano eroi dell’eros e dell’aretè, non solo uomini importantissimi per quanto di virtuoso era nel loro comportamento ma anche per l’amore che li legava, questo soprattutto nella tradizione aristocratica. Ora, la Grecia era omosessuale alla luce del sole a differenza della Germania di Engels, che lo era nascostamente. Dal punto di vista del movimento omosessuale Engels è un uomo occupato, impegnato ad occultare la propria omosessualità anzitutto agli occhi di sé stesso; in buona fede se vogliamo, se ci può essere buona fede in chi in un’opera così liberatoria come L’origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato si permette di offendere così fortemente delle persone che non fanno nulla di ripugnante ma che anzi amano, amano semplicemente persone dello loro stesso sesso. Come poteva Engels capire l’antichità Grecia se era tarato da simili pregiudizi nei confronti di una delle forme più importanti di questa società, di un amore che era anche istituzionalizzato da alcune delle città greche? Avrebbe potuto (N.d.R.) se si fosse espresso a favore della vera libertà sessuale, se quindi nel pensiero di Engels non fosse stato auspicato soltanto un superamento della famiglia quale si presentava allora. Ad esempio, nell’opera di Engels l’Anti-Dühring, Engels confuta il parere di Dühring secondo il quale la famiglia nel socialismo si sarebbe sempre retta secondo il diritto romano addirittura; dice no: la famiglia si evolverà, riesce addirittura a ipotizzare un superamento della famiglia ma l’ottica di liberazione sessuale nel pensiero di Engels è sempre circoscritta e limitata all’eterosessualità.
Oggi ci si domanda: l’Unione Sovietica, gli ideologi del Cremlino, potrebbero rifarsi alla sua autorità se Engels si fosse effettivamente espresso a favore di una completa libertà sessuale? E qui voglio leggere una frase che ho scritto perché è un po’ difficile dirla a memoria ed è questa:
E poiché è proprio del materialismo storico e dialettico discendere dall’apparenza alla realtà dei fenomeni, il materialismo storico trascende sia Marx che Engels che non furono in grado di scoprire o di vedere sotto l’apparenza dell’Eros ridotto a Norma la realtà del desiderio polimorfo represso. È concepibile un regno della libertà in cui l’omosessualità sia considerata degradante? Se il regno della libertà non è ancora stato conquistato ciò molto probabilmente, e forse anzitutto, dipende dal fatto che coloro che hanno auspicato la creazione di questo regno, la conquista di questo regno, non si sono resi conto che la vera libertà non si sarebbe conquistata finché tutti gli esseri umani avessero superato tutti i tabù sessuali.
Io sono convinto che chi crede che il pensiero di liberazione sessuale si sia fermato nella Philosophie dans le boudoir di Sade sia un po’ indietro. È infatti possibile concepire un superamento di tutti i tabù sessuali, compresi i tabù inerenti al sadismo e al masochismo, che non siano però in un’ottica irrazionale o aggressiva come è nelle opere di Sade, ma che siano tenendo conto di una legge importantissima che è quella dell’armonia e l’armonia dovrebbe essere la legge effettiva e unica del comunismo.
Ora, bisogna notare che i pregiudizi antiomosessuali di Engels, di cui la frase che prima ho citato mi pare sia chiaro esempio, siano tanto più gravi in quanto in Inghilterra, nell’epoca in cui egli visse, ed egli visse a lungo in Inghilterra, gli atti omosessuali tra uomini rimasero punibili con la morte fino al 1861 e in Scozia fino al 1889. Engels non chiedeva leggi più miti per gli omosessuali, né le chiese Marx; è vero che essi non si occupavano di lotta per la riforma né di emancipazione politica per le minoranze. Per esempio, nel testo che Gruppi ha ricordato prima, La questione ebraica, Marx che pur si sa aveva un rametto ebraico piuttosto notevole, diceva no all’emancipazione politica, non ci interessa di conseguire dei diritti egualitari per gli ebrei all’interno di questa società, quel che ci interessa è l’emancipazione umana, gli ebrei si emanciperanno effettivamente quando lotteranno per la libertà di tutti, per l’emancipazione umana. Quindi io capisco benissimo che Engels e Marx non si siano messi a lottare perché venisse abolita la pena di morte, contro la pena di morte nel paese abbastanza liberale nel quale vivevano, però che non ne abbiano mai fatto menzione nei loro scritti mi sembra una cosa molto grave perché avrebbero dovuto denunciare l’orrenda barbarie che ancora in quel secolo, nel secolo scorso, condannava alla forca chi fosse semplicemente colpevole di amare un essere umano dello stesso sesso; per esempio Engels e Marx non avrebbero mosso un dito per salvare la vita a uno come me che sarebbe senz’altro stato condannato all’impiccagione. Secondo me tutti i grandi pensatori dell’Ottocento furono ciechi di fonte a una delle più gravi cause d’umano dolore e della corsa dell’umanità verso la fine: la repressione dell’amore tra persone dello stesso sesso. E dicendo qualcosa di ardito che però non lo è in certi ambienti, dirò che nemmeno Nietzsche intuì che cosa avesse voluto dire Gesù promettendo che il Regno sarebbe venuto quando gli uomini si fossero amati.
I pregiudizi antiomosessuali di Engels non erano condivisi da Kautski e da Bernstein che con Bebel firmarono una petizione contro la legge tedesca che condannava gli atti omosessuali tra uomini. La campagna contro tale legge era stata lanciata nel 1897 dal Comitato Scientifico Umanitario, la prima importante organizzazione omosessuale fondata lo stesso anno da Hirschfeld, un liberale umanista e socialista, come lo definì Reich. Il 13 gennaio del 1898 il leader socialdemocratico Bebel prese la parola al Reichstag per appoggiare la petizione che era stata firmata da tremila medici e da altre personalità politiche e culturali, quindi c’erano parecchi uomini in auge subito dopo Engels che avevano un punto di vista molto più avanzato di quello che aveva Engels; e Bebel disse giustamente in parlamento che se la legge di cui si chiedeva l’abolizione fosse stata applicata senza eccezioni sarebbe scoppiato in Germania uno scandalo ben più grande del caso Dreyfus, perché gli uranisti tedeschi erano moltissimi e lo Stato si sarebbe dovuto sobbarcare la costruzione di almeno tre nuovi penitenziari. Quindi pensate il coraggio di quest’uomo che, in un paese in cui esistevano leggi antiomosessuali molto severe parlava in parlamento a favore degli omosessuali in questi termini. Però la petizione non è stata firmata soltanto da Kautski e Bernstein, ma anche da Einstein, da Thomas Mann, da Hermann Hesse, da Lou Andreas-Salomé, da Rilke, Schnitzler, Grosz ed è stata appoggiata all’estero da parecchi uomini famosi, Émile Zola, Tolstoj, ma malgrado tanti consensi il Comitato Scientifico Umanitario non era riuscito a far abrogare la legge, una legge ripeto contro innocenti e per atti del tutto innocui. Il Comitato Scientifico Umanitario fondò una Lega mondiale per la riforma sessuale e tenne sempre contatti con personalità e gruppi omosessuali in America, in vari paesi d’Europa e non ultimo l’Unione Sovietica. Nel suo libro La rivoluzione sessuale Reich riporta il programma della Lega mondiale per la riforma sessuale e vorrei darne lettura perché è molto interessante notare come gli omosessuali non si occupavano soltanto di sé stessi ma anzi si occupavano soprattutto delle donne:
Quindi è importante notare come gli omosessuali che erano i veri promotori di questa Lega mondiale per la riforma sessuale ponessero in primo piano le donne e non sé stessi anche se però è da tener presente che chiaramente un’organizzazione omosessuale più radicale non era concepibile in quei tempi visto e considerato che l’omosessualità era illegale; quindi, era impossibile porla in primo piano. Però credo che ci fosse un’autentica comprensione dell’importanza dell’emancipazione della donna da parte degli omosessuali.
Ora, alla fine del 1910 è stato introdotto un nuovo disegno di Codice penale in Germania che proponeva di estendere la perseguibilità agli atti sessuali tra donne. Subito i gruppi di liberazione della donna presero parte attiva alla lotta che da tredici anni combattevano gli omosessuali. Le donne si sono mosse nel momento in cui c’è stata una legge contro gli atti sessuali tra donne. L’8 ottobre del 1904, a un incontro annuale del Comitato Scientifico Umanitario a Berlino, la femminista Anna Rüling ha detto:
Quando consideriamo tutto quello che le donne omosessuali hanno ottenuto in decine di anni per il movimento delle donne si può solo giudicare sbalorditivo che le grandi e influenti organizzazioni di questo movimento non abbiano ancora alzato un dito per assicurare al loro non insignificante numero di aderenti uraniane i propri diritti di fronte allo Stato e alla società, che non abbiano fatto nulla per proteggere tante delle loro più note e dovute pioniere dallo scherno e dal ridicolo quando informavano il vasto pubblico della vera natura dell’uranismo
ovvero le lesbiche lamentavano l’appoggio del movimento femminista, mentre come abbiamo visto il movimento omosessuale appoggiava sin dal primo punto del proprio programma il movimento femminista.
La Rivoluzione d’ottobre ha abolito la legge antiomosessuale zarista. La Rivoluzione d’ottobre da tantissimi punti di vista è stata importante perché immediatamente ha posto sullo stesso piano la donna e l’uomo e ha tolto qualunque senso di criminalità dall’omosessualità. In un pamphlet intitolato La rivoluzione sessuale in Russia il dottor Grigorij Batkis dell’Istituto di igiene sociale di Mosca scriveva:
In quanto all’omosessualità, la sodomia e altre forme di gratificazione sessuale che le legislazioni europee definiscono come reati contro la morale pubblica, la legislazione sovietica le considera esattamente alla stregua del cosiddetto rapporto naturale. Tutte le forme di rapporti sessuali sono materia privata, una situazione di procedimento penale si verifica solo quando ci sia uso della forza o coercizione come accade solitamente quando c’è danno o violazione dei diritti di un’altra persona.
Quindi l’Unione Sovietica nel 1917 appena scoppiata la Rivoluzione ha riconosciuto il diritto degli omosessuali di vivere liberamente la loro omosessualità. Questo per noi è molto importante rievocarlo oggi. Però che cosa è successo: è successo che, mentre in Germania il nazismo imperversava contro gli omosessuali, in Unione Sovietica nel 1934 venne introdotta una legge che puniva gli atti sessuali tra uomini con la reclusione fino a otto anni. Fu voluta da Stalin, seguirono suicidi nell’Armata Rossa, fu il panico, molti gay vennero deportati in Siberia. Il testo più attendibile che ci parla di questo è di nuovo La rivoluzione sessuale di Reich. Reich dedica un capitolo apposta a questo che si chiama il ripristino della legge contro l’omosessualità in Unione Sovietica e in questo capitolo critica l’Unione Sovietica, dice addirittura: non si può più parlare di socialismo di fronte a una situazione di questo tipo. L’ho portato appunto perché, se volete consultarlo è qua, penso che sia molto importante come documento storico questo fatto. La legge sovietica punisce l’omosessualità maschile ancor oggi mentre non prende nemmeno in considerazione quella femminile; come ai tempi della Lega mondiale per la riforma sessuale, l’omosessualità femminile non era contemplata dalla legge in Germania, in Inghilterra e in altri paesi. Si dice che la regina Vittoria si sia rifiutata di firmare una legge concernente l’amore saffico poiché non credeva possibile che delle donne facessero davvero l’amore con delle altre donne. Non mi risulta che il Partito Comunista Italiano abbia mai protestato ufficialmente contro le leggi antiomosessuali dei paesi cosiddetti socialisti; non posso astenermi dal denunciare questo silenzio, tralascio gli aggettivi che ho messo a silenzio. Non stupisce d’altronde che un partito da sempre legato a una delle potenze che tengono il mondo sotto la minaccia della guerra nucleare non critichi di detta potenza le leggi antiomosessuali. I nazisti assassinarono nei campi di concentramento centinaia di migliaia di omosessuali, Reich stesso nota che i motivi addotti da Stalin per giustificare la persecuzione degli omosessuali in Unione Sovietica sono gli stessi addotti da Hitler per giustificarla in Germania.
Vengo alla conclusione. Vorrei prima però citare uno scritto di Freud sulla donna: la lezione trentatreesima dell’Introduzione alla psicanalisi. In questo scritto è descritta la sofferenza con cui la bambina esce dalla fase pre-edipica di attaccamento omosessuale alla madre e diviene nevrotica o lesbica o, per usare l’espressione di Freud, normale. Non una parola viene spesa criticamente contro il sistema familiare che determina questa sofferenza e la scelta monosessuale; si accetta la famiglia come cellula del tessuto sociale, che pure lo si doveva intuire era malato di cancro; già era scoppiata la Prima guerra mondiale. La psicanalisi freudiana descrive e cerca di comprendere la donna e l’uomo in un determinato contesto storico e sociale che viene implicitamente ipostatizzato come se fosse eterno, non criticato. Chi, dunque, come Marx ed Engels riteneva necessario superare il capitalismo per accedere al regno della libertà non capiva che solo se donne e uomini avessero ritirato il proprio consenso libidico al sistema capitalistico tale sistema sarebbe crollato. Nei termini del giovane Marx in specie, ma anche del Marx maturo, c’è qualche cosa che può venire a sostegno del parere di coloro che appunto considerano necessario un ritiro del consenso libidico al modo di produzione perché il modo di produzione sia superato. Però è chiaro che questa è stata una scoperta, come ha ricordato Gruppi prima, di Freud, della psicanalisi; cioè, soltanto la psicoanalisi è giunta alla conclusione che il modo di produzione e questo tipo di società, come tutti i modi di produzione in tutti i tipi di società, sussistono su una forma di repressione, di regolazione e di sublimazione dell’Eros. Oggi come oggi però, in cui è accertato che il lavoro necessario per garantire, come dicevo prima nell’appello per la pace che ho letto, il benessere di tutti gli esseri umani si riduce a un minimo – mentre tutto il resto è in termini marxiani sopralavoro, in termini accessibili a tutti, lavoro che viene fatto per produrre armamenti e tante merci nocive – è evidente che la grandissima parte dell’Eros che ancora viene incanalato con una regolazione repressiva nel modo di produzione è assolutamente inutile che venga incanalata in questo modo di produzione, può benissimo ritornare a noi. E quindi ha senso oggi prospettare una liberazione totale dell’Eros, visto che il lavoro effettivamente necessario per garantire a tutti gli esseri umani il sufficiente per vivere e per stare bene si riduce a un minimo. Freud comprendeva che il sistema dei rapporti economici alienati è retto dalla repressione di tutte le componenti dell’Eros definite perverse, ma identificava in fondo la società capitalistica col migliore dei mondi possibili, limitandosi tuttalpiù a curare chi in tale mondo psichicamente soffrisse. E siccome tutti nel mondo capitalistico soffrono ecco perché l’analisi sarebbe diventata pratica comune non più riservata a individui spiccatamente nevrotici. Ci attenderemmo di trovare in Reich un superamento dei limiti preistorici del pensiero di Marx ed Engels e della cecità borghese di Freud. Invece no. È verissimo, come ha detto Gruppi, che Reich storicizza le scoperte psicanalitiche di Freud e questo è il motivo per cui, anche per chi come me non ha molta simpatia per Reich per i pareri antiomosessuali che ha espresso, resta comunque il suo un pensiero validissimo. Bisogna riconoscere, come ho detto prima, che Reich criticava i paesi socialisti che punivano l’omosessualità; eppure, nel suo pensiero c’era qualche cosa di fortemente antiomosessuale: Ilse Ollendorff Reich riferisce che, quando il dottor Havrevold chiese a Reich di prendere in cura un paziente di gran valore ma omosessuale, Reich rispose: “Non voglio immischiarmi in simili porcherie”. Secondo lui l’omosessualità si presentava solo in un contesto nevrotico legato all’angoscia e all’impotenza orgastica. Tutti pregiudizi che finiscono con l’invalidare dalle fondamenta il suo pensiero, in quanto che una rivoluzione sessuale che sia limitata alla genitalità eterosessuale secondo me, personalmente, è ridicola, non ha senso. Non è concepibile una liberazione dell’Eros oggi che non sia anche liberazione di quelle tendenze, cosiddette perverse, che Freud aveva dimostrato essere presenti in qualunque essere umano. Reich sostiene di opporsi all’omoerotismo per ragioni puramente scientifiche, ma ci si domanda come sia possibile riconoscere autorevolezza scientifica a un contraffattore di verità storiche. Per esempio Reich sostiene che l’omosessualità non era presente presso i popoli primitivi che conducevano una vita sessuale soddisfacente da tutti i punti di vista, ed è un reichiano che ha scritto questo libro e dice: “Il parere di Reich in questo caso è di un’ingenuità veramente sorprendente perché tutte le ricerche etnografiche successive e anche ricerche di quel periodo dimostravano il contrario”; i popoli primitivi vivono l’omosessualità, quindi chiaramente è una contraffazione di una verità storica. Per quello che poi riguarda l’impotenza orgastica degli omosessuali io posso anzitutto dire che non è assolutamente vero, che non ho mai avuto prove di questo, posso però riconoscere che, come tra gli eterosessuali, così tra gli omosessuali l’abbandono totale alla voluttà nell’orgasmo è privilegio delle persone disinibite. Però vorrei rilevare che gli omosessuali che vivevano ai tempi di Reich vivevano in condizioni ben più difficili degli eterosessuali, per cui, essendo perseguitati nei paesi cosiddetti socialisti, in quelli fascisti e in quasi tutti i paesi liberali, chiaramente raggiungevano la soddisfazione sessuale più difficilmente di chi faceva l’amore col crisma della Chiesa e dello Stato. Ecco mi pare di aver detto più o meno quello che volevo. Mi scuso se la mia trattazione è stata piuttosto disordinata ma il testo che avevo preparato era un po’ lungo e poi ho preferito far riferimento ad alcune altre cose.
Domanda: Dunque vorrei riferirmi a Luciano Gruppi: Freud non ha mai parlato di istinto ma di pulsione, la pulsione è ciò che si può percepire soltanto a livello di un cervello strutturato come il nostro perché l’istinto appartiene all’animale che ha una funzione vitale originaria dove non percepisce le pulsioni che sono un’altra cosa e poi si struttura l’inconscio nell’incontro; quindi probabilmente lei, non so, o è rimasto indietro o non ha fatto degli studi approfonditi, oppure come dicevano chiaramente sia Freud sia Marx che Reich: verranno degli uomini che ci faranno delle contraffazioni. Io stasera ho sentito delle contraffazioni da parte dei relatori. [….] Marx ha capito che nel capitale il godimento è il profitto; quindi, lui ha addirittura analizzato tutto un sistema di rapporti globali dove si parlava del lavoro dei bambini, dello sfruttamento degli schiavi e dove probabilmente, sia Marx sia Engels, non potevano occuparsi in quel periodo storico dell’omosessualità perché l’omosessualità apparente apparteneva ai lord, ai ricchi. Non apparteneva ai poveri perché i poveri non riuscivano neanche a fare l’amore. […]
Mieli: Io volevo semplicemente dire una cosa: non è vero che ai tempi in cui Marx ed Engels vivevano in Inghilterra fossero soltanto i lord a poter godere del piacere omoerotico, ma erano anche dei proletari. Tanto è vero che coloro che salivano sul patibolo non erano i lord ma erano i proletari.
Domanda: Io volevo riferirmi alla relazione di Gruppi per quanto riguarda l’intervento su “Marxismo e la donna” e volevo soprattutto richiamare l’attenzione sull’importanza del ruolo delle donne marxiste allora, in quel periodo. Perché, se oggi è abbastanza scontato che all’interno dei partiti della sinistra le donne possano avere anche posizioni diciamo antagonistiche o contrarie nei confronti dei compagni, forse è meno risaputo che nell’ambito del marxismo di allora, cioè della prima e della seconda internazionale, le donne assumevano delle posizioni del tutto originali nei confronti dei compagni. Mi riferisco in particolare al ruolo che ha avuto Alexandra Kollontai, che mi sembra il caso di citare oggi proprio per l’importanza che ha avuto il suo discorso sulla rivoluzione sessuale. Alexandra Kollontai ha detto delle cose del tutto originali su questo tema, pur rimanendo una marxista. Questo è molto importante perché noi siamo abituati a considerare un po’ in modo schematico il rapporto del marxismo con la donna e vedendo appunto l’emancipazione della donna attraverso il lavoro. Io volevo sottolineare che le donne più impegnate politicamente come per esempio la Kuliscioff, per quanto riformista, o la Kollontai o la Ravera, venendo in Italia, hanno tutte detto, per esempio, che la rivoluzione socialista non avrebbe risolto immediatamente i problemi delle donne. Questo direi che è un discorso anche più vicino a quello che ci interessa in questo momento.
Mieli: C’è un articolo famoso di Gor’kij che le possono citare: “Nei paesi fascisti l’omosessualità rovinosa per la gioventù prospera ovunque impunemente. Nei paesi dove il proletariato si è audacemente impossessato del potere l’omosessualità è dichiarata crimine sociale ed è severamente punita.”. Non ci sono dei motivi. Reich stesso riporta questa citazione, e da lì che l’ho presa, e dimostra come appunto siano soltanto dei pregiudizi, non esistono dei motivi. È considerata un crimine sociale, un crimine contro la società; e la stessa cosa, la stessa motivazione, era stata addotta da Hitler per giustificare lo scioglimento delle SA e per introdurre in Germania delle leggi particolarmente severe contro l’omosessualità.
Gruppi: Io forse vorrei aggiungere che la condanna dell’omosessualità nei regimi fascisti è strettamente legata alla dottrina della superiorità dell’uomo, del maschio e del maschio in quanto conquistatore di donne, il guerriero che conquista la donna; quindi, anche a una ideologia che esalta la guerra, il guerriero etc. Spiegarlo per l’Unione Sovietica è più difficile. Forse si può risalire alla profonda radice della cultura contadina dell’Unione Sovietica e quindi alla mentalità della famiglia di tipo contadino-patriarcale che persiste in Unione Sovietica. Però bisogna dire che per esempio nei paesi caucasici l’omosessualità è molto diffusa, nonostante le leggi, è molto diffusa e c’è una barzelletta sovietica, scusate se rubo un minuto, che chiede alla famosa radio armena di Yerevan se un uomo unendosi a un altro uomo lo possa fecondare e la radio risponde: “Scientificamente non è provato ma gli esperimenti continuano”, cioè per indicare una realtà che tutti conoscono del resto e che è legata a una storia di questi paesi, di questa civiltà. Non so se ci sia una influenza greca anche in tutto questo.
Domanda: Ci sono dei progetti di legge sull’educazione sessuale nella scuola, ce ne sono quattro che io sappia, e sono abbastanza conosciuti. Che cosa ne pensano loro?
Domanda: […] Bisognerebbe storicizzare anche l’omosessualità. Per esempio, questo impegno riconosciuto storico dei movimenti omosessuali maschili per le donne penso che possa avere il suo significato: cioè, la ribellione di non accettare un rapporto con l’altro sesso non paritario e quindi questa scelta unilaterale per favorire in futuro un’armonia maggiore. Quindi io la vedrei così: questa scelta degli omosessuali di prediligere soltanto un certo rapporto forse è un rifiuto di affrontare un altro rapporto su basi non paritarie ma di oppressione.
Gruppi: Io vorrei intanto riprendere alcune cose dette da Mieli, il quale ha ragione quando osserva questa chiusura di Engels nei confronti del problema dell’omosessualità e invece il mutamento poi, la maggior apertura, che c’è stata successivamente nel movimento operaio. Io ricordo una lettera di Marx ad Engels, purtroppo non l’ho ben presente, in cui Marx si riferisce al caso di un dirigente operaio, se non erro, olandese, il quale era stato escluso dai suoi incarichi di direzione perché omosessuale e Marx commenta: “Questi son problemi personali.”; questo è il commento nella lettera di Marx, ma non mi ricordo che ci siano altre trattazioni.
Bene, sulla questione de La questione ebraica non bisogna dimenticare che questo è uno scritto molto giovanile, Marx aveva 25 anni, entrava allora nel movimento comunista e quindi poneva la questione nella sua generalità: non basta l’emancipazione politica, è indispensabile l’emancipazione economico-sociale, questa sarà l’effettiva liberazione degli Ebrei. Ecco. Successivamente Marx ed Engels sono attenti alle riforme. Questo non bisogna dimenticarlo; resta però fuori dal loro orizzonte precisamente questo aspetto importante dell’emancipazione e dell’emancipazione sessuale.
Quanto al nostro Partito Comunista devo dire due cose: prima di tutto non è esatto dire che noi ci identifichiamo nei problemi della politica estera, con la politica estera dell’Unione Sovietica, tanto è meno vero dirlo sulle questioni del disarmo; perché la proposta della moratoria di una riduzione della presenza di missili sovietici, di sospensione delle istallazioni di nuovi missili, che oggi è anche dell’Unione Sovietica, fu avanzata dal nostro partito prima che non dal governo dell’Unione Sovietica. Sono note le nostre posizioni sulla questione dell’Afghanistan e tanti anni fa sulla questione cecoslovacca ed è anche noto il giudizio che noi abbiamo dato nella ultima sessione del Comitato Centrale sulle responsabilità dell’attuale tensione internazionale, che noi giudichiamo essere prevalentemente della politica estera degli Stati Uniti, e di Reagan in particolare, ma anche dell’Unione Sovietica. Critichiamo anche una logica di grande potenza che guida la politica estera dell’Unione Sovietica in un modo prevalente, troppo prevalente in questo periodo e quindi pericoloso. Criticheremo l’Unione Sovietica anche per la legge contro l’omosessualità, credo sia giustissimo e sia una lacuna da correggere.
Ecco, sulla questione avanzata dalla professoressa Masucco Costa sulla legge di educazione sessuale nelle scuole che il nostro partito ha proposto, non credo ci sia bisogno di sottolineare qui tutto il significato non semplicemente pedagogico ma culturale generale che non interessa soltanto i bambini e i ragazzi ma che interessa tutta la società. Noi pensiamo che l’educazione sessuale non debba però essere, come dire, una disciplina particolare ma che debba interessare, debba investire, tutti i momenti della didattica in tutti i suoi vari aspetti; certo le scienze naturali come è ovvio, ma anche la storia, l’esame della letteratura, debba essere un elemento integrante dell’educazione. Questa mi pare l’idea più importante, di tutto il resto si può discutere, correggere, modificare, migliorare. Ma questa mi sembra l’idea più importante. Naturalmente è molto difficile adeguare la scuola di oggi a questo livello: il problema è sempre quello di educare gli educatori naturalmente, è sempre stato e sarà questo il grande problema; quindi, bisognerà adeguare il corpo insegnanti a questa esigenza.
Mieli: Io ritengo che quello che di più importante si potrebbe fare inserendo l’educazione sessuale nelle scuole sarebbe cercare di togliere il senso di colpa che ancor oggi rende difficile la vita sessuale di ciascuno di noi, anche delle persone apparentemente più disinibite e poi cercare di spiegare ai bambini che ogni forma di razzismo, qualunque esso sia, è negativo; e anche cercare di far capire che l’Eros può essere vissuto felicemente evitando la violenza. Io non sono personalmente contrario al sadismo ma ritengo che, come ho detto prima, deve essere fatto armonicamente tra persone consenzienti. Il sadomasochismo può essere una cosa vissuta tra persone consenzienti, – questa non è cosa da parlare ai bambini – ritengo che ai bambini la cosa importante sarebbe cercare di far capire come la violenza e il razzismo e il senso di colpa possono essere superati. Questo mi sembra possibile anche senza stare a parlare esplicitamente di perversioni, omosessualità ed altre cose; chi poi ha orecchie per intendere intende.
Invece per quello che riguarda l’intervento del signore prima. Io capisco la buona volontà che anima quello che lei ha detto: cioè, che per esempio la scelta da parte degli omosessuali di persone dello stesso sesso sia anche motivata dal non volere ricreare dei rapporti di sperequazione tra i sessi, però non è vero che è così. Quando un omosessuale diventa omosessuale è una cosa che, per quanti sforzi siano stati fatti dagli analisti, dagli studiosi, anche sommando le diverse teorie, non si è chiarito per quale motivo uno, malgrado la norma sociale sia eterosessuale, scelga, opti per l’omosessualità. Quello che posso dire è questo, che senz’altro un omosessuale non è più libero di un eterosessuale, è una persona che vive una forma di sessualità mutilata, secondo me, quanto l’eterosessuale, perché io credo che un essere umano libero è un essere umano che appunto vive la propria, lei ha chiamato bisessualità, io la chiamerei la propria pansessualità, perché può anche essere rivolta verso gli oggetti, le piante e gli animali. Nulla di tutto questo dovrebbe scandalizzarci visto che l’unico punto sul quale, secondo me, scandalo potrebbe intervenire è quando c’è violenza, ma lì, ripeto, esistono anche delle concezioni in cui sia possibile concepire dei luoghi riservati alla violenza e a chi vuole viverla. C’è per esempio la Eulenspiegel Society, che è un movimento sadomasochista americano, che propone la libertà assoluta anche nel sadismo e nel masochismo purché però ci sia il consenso. Questa mi pare una posizione più avanzata di quella […] (In questo punto l’audio risulta compromesso)
Ma io voglio dire una cosa, che sono sicuro che il Partito Comunista Italiano non può attualmente inserire nella propria linea politica, che pure ritengo molto importante. Se io, in Italia, vado in Piazza del Duomo a Milano, dove è possibile tenere dei piccoli comizi come a Hyde Park a Londra, e faccio un intervento a favore della guerra nucleare, nessuno mi arresta. Però se io vado in Piazza del Duomo a Milano e mi faccio una sega, mi masturbo, vengo arrestato immediatamente. Allora io vorrei che si riflettesse maggiormente su questo fatto: che un atto del tutto innocuo provoca ancora oggi l’arresto mentre sostenere una cosa addirittura così pazzesca che potrebbe provocare, come purtroppo è anche possibile che avvenga, la distruzione se non del mondo intero di parti del mondo, ma potrebbe anche provocare la distruzione del mondo intero, è una cosa di cui si può parlare liberamente per strada senza essere arrestati. Per quale motivo è considerato scandaloso un atto d’amore nei confronti di sé stessi, quindi che non coinvolga altre persone, in cui la violenza non può entrare? Ancor oggi è considerato scandaloso, e le persone che hanno il ben dell’intelletto non combattono contro questo fatto mentre non è considerato scandaloso sostenere che sia giusto armarsi fin sopra i capelli, fino al punto di potere distruggere non soltanto una parte del mondo ma il mondo intero. Questo, secondo me, è una cosa sulla quale bisogna riflettere, perché è vero che io non ho nessun bisogno di andare a masturbarmi in Piazza del Duomo, però è anche vero che trovo che sia assurdo che l’umanità non abbia ancora raggiunto dei livelli di liberazione minimi che per esempio i bambini naturalmente hanno.
Gruppi: Sì, questo è vero, però bisognerebbe vietare la propaganda di guerra, il che implica problemi di libertà di pensiero anche delicati.
Mieli: Io credo che questa sarebbe più importante come legge.
Gruppi: Ne sono convintissimo. Del resto, è nota la risposta di Diogene…
Mieli: Cos’era la risposta di Diogene? Io non la conosco, sono una persona molto ignorante.
Gruppi: Poiché passando qualcuno gli chiedeva perché mai si masturbasse in un luogo pubblico, gli disse: “Ma perché mi è venuta voglia qui!”, il che è un modo molto naturalistico di rispondere.
Domanda: Su sadismo e masochismo: va bene, lei dice che in certe modalità è possibile col consenso non solo ricevere del piacere […] ma mi pare che si annidi una deformazione intenzionale nel ritenere che la donna sia contenta della subordinazione magari anche violenta, come spesso accade. E quindi di ricondurre questo a una naturalità […]. Mi pare di vedere qui un’azione propagandistica nel senso di favorire il costume della sottomissione della donna in quanto è questa violenza ammessa e accettata. Questa interpretazione attraversa tutta la storia e giunge fino ai nostri tempi.
Mieli: Ecco, io non intendevo senz’altro questo. Io personalmente sono contrario alla violenza, nella mia vita erotica cerco di evitare anche di alzare la voce, però siccome ci sono delle persone che amano questo tipo di cose io credo che l’importante sia la tolleranza in senso assoluto.
Contestazione della signora: Una donna magari ama essere sottomessa perché la si è anche istigata, sollecitata, magari una botta del marito ha un valore di affezione […].
Mieli: Ma sa personalmente io credo che sia più una cosa maschile il sadomasochismo; io credo che sia una cosa soprattutto maschile il masochismo e il sadomasochismo. Io non sono del parere che il masochismo sia più femminile che maschile, credo che sia più maschile che femminile; quindi, io capisco il suo punto di vista, ciò non toglie che ritengo che sia giusto prevedere anche questo ambito; d’altronde è una cosa che già lo stesso capitalismo, tardo capitalismo, prende in considerazione. Ci sono dei luoghi deputati al sadomasochismo, sebbene estremamente alienanti, in America.
Commento della signora: […] Io vedo in questo anche un pericolo per la guerra che lei depreca…
Mieli: E io credo che invece sarebbe il contrario. Perché vede, io sono stato in ambienti sadomasochisti in Olanda e in America, e proprio dei posti dove vanno soltanto dei sadomasochisti, e sono delle persone che non vogliono assolutamente la guerra. Il fatto stesso che vivano nella loro vita sessuale la violenza, e loro hanno proprio il piacere della violenza, io non riuscirei mai a capire quello che fanno, andavo da osservatore. Loro non vogliono la guerra, magari marciano a fianco dei pacifisti quando poi c’è la domenica la manifestazione. Quindi credo, anzi, che la guerra sia una forma di conversione patologica di istinti che probabilmente potrebbero essere vissuti soprattutto tra uomini nell’ambito della vita sessuale; comunque, questo è un campo ancora tutto da scoprire. […] Se io fossi un legislatore proporrei delle leggi molto severe per chi accoltella qualcuno in uno stadio, ma molto severe, e permetterei a chi vuole accoltellare o farsi accoltellare di andare in luoghi deputati all’accoltellamento, dove però chi non vuole farsi accoltellare non entra. Io trovo che sia ridicolo il tipo di violenza che c’è in giro e credo che bisognerebbe ripensare tutta la cosa.
Francesca Cioni Libertini: Se posso aggiungere qualcosa a questo dibattito che già è stato ricco e anche abbastanza animato, direi che proprio su quest’ultimo argomento, proprio perché noi donne, e allora come donna oltre che come militante, del movimento delle donne oltre che del movimento operaio, sulla violenza, su questi tipi di violenza accettata e così via, ho tutte le riserve che abbiamo sempre avuto e che ci portiamo dietro come donne. Stiamo discutendo in parlamento proprio in questi tempi, questa legge contro la violenza sessuale, e ci accorgiamo, e dallo scarso interesse che c’è nel paese, e dal tipo di argomentazioni che vengono addotte contro un certo tipo di impostazione, che pure in una parte del paese è maturata grazie al movimento delle donne, di quanto la violenza si carichi di reazione e l’idea della violenza si carichi di reazione e di quanto d’altra parte, da un’altra parte, forse dalla parte opposta secondo noi con uno sbocco comune alla violenza; faccio un esempio pratico per capirci: ci stiamo battendo per introdurre una pena contro le molestie sessuali, questa nuova forma di reato non gravissimo, e c’è da parte dei cosiddetti progressisti una reazione: “ma come: molestie sessuali? La mano morta in tram, si punisce per questo?”; ebbene noi crediamo sì, perché è la mia libertà che viene limitata, è la mia dignità che viene limitata, ma dentro a questo c’è una forma di violenza proprio, anche se non è gravissima, e quindi la pena non deve essere certo tale da farne chissà quale reato. E però, dietro a tutto questo, da una parte dei conservatori e dall’altra dei cosiddetti progressisti, noi donne siamo cariche di un’esperienza singola ma anche millenaria, che ci fa vedere con estremo timore qualsiasi ipotesi in cui la violenza passi per accettata e in realtà è solo un’accettazione che ci viene da una cultura, da un’educazione, da un ruolo al quale siamo state sottomesse e su questo quindi io credo che non potremmo come donne essere molto d’accordo. Io ho presente, anche così per capirci, un film sul quale le donne hanno discusso molto. Quel film, Il portiere di notte, in cui in fondo si teorizzava non solo il desiderio della violenza da parte della donna ma una complicità tra vittima e carnefice che superava il ruolo di vittima e di carnefice e univa in nome di una violenza voluta, desiderata da parte del carnefice, desiderata da parte della vittima e si trattava poi di un campo di concentramento. E quindi è molto pericoloso, dove poi c’è una componente cattolico-mistica e così via che forse ha anche dignità culturale anche aldilà dell’esempio che poi è stato dato in questo film; ma che ecco anche su questo aspetto comporta dei gravissimi pericoli rispetto alle battaglie che come donne portiamo avanti e anche qui questa sera, anche se abbiamo fatto parlare degli uomini. Credo che sia significativo che oggi sul tema dell’emancipazione della liberazione sessuale abbiano parlato per un verso Mieli e per altri versi il compagno Gruppi, portando un contributo all’approfondimento di un problema che non è risolto e nel quale il movimento delle donne, il movimento omosessuale, il movimento operaio, il nostro partito è impegnato certamente con maggiore coerenza e con un maggiore impegno di quanto non sia stato in passato da Engels a Reich. Forse perché recupera, ce lo dicevamo prima, l’aveva già accennato Gruppi all’inizio, un essere marxista più vero, più profondo, più completo. Da Engels a Reich questa sera, e poi quello che è venuto dopo: la Resistenza nel nostro paese, la lotta al fascismo, il diritto al voto delle donne, gli anni ‘50 della ricostruzione, gli anni ‘60. Dagli anni ‘60 e le prime leggi fondamentali per il superamento dei ruoli come segni di una direzione sulla quale avviarsi, la parità salariale del ‘60 rispetto alla parità reale piena, il divieto di licenziamento per matrimonio nel ‘62, l’ammissione a tutte le carriere del ’63. L’obbligo scolastico fino ai 14 anni, la media unificata, hanno rappresentato tappe determinanti. Finisce l’analfabetismo femminile, gravissimo soprattutto al Sud. È vero che questa scolarizzazione di massa finirà per creare un esercito di disoccupati intellettuali, ma per la prima volta nella storia del nostro paese questa scolarizzazione di massa creerà pure delle disoccupate intellettuali, che sono serbatoio di femminismo. Bianca Maria Frabotta scriveva tempo fa che il femminismo storico ha prodotto una generazione di intellettuali appunto, non di politiche. Oggi forse anche questo ritardo si sta colmando, ma è anche vero che si sono poste le premesse per quello che dibatteremmo qui all’Unione Culturale nei prossimi venerdì: il sesso, l’individuo, la coppia, l’ambiente, come si è trasformata la famiglia. Come nella fase attuale i temi appunto dell’individuo, del suo destino, del suo rapporto con gli altri, con la natura, con la politica hanno assunto un peso e una problematicità diversi. E infine l’altro argomento: l’educazione sessuale, il femminismo e la società italiana di oggi, a cui parteciperanno solo donne: Marisa Galli, Adriana Zarri, Maria Vincenzi Zongoli, venerdì 11 dicembre. E a questi due ulteriori appuntamenti speriamo di rincontrarvi tutti, e per questa sera vi ringraziamo di essere venuti e di aver partecipato a questo dibattito mentre ringrazio Luciano Gruppi e Mario Mieli.